Yoga ed emozioni

Yoga di livello Avanzato

Da alcuni anni la parola Stress è entrata a far parte del linguaggio quotidiano e il più delle volte sempre con una connotazione negativa. Questo termine fu introdotto per la prima volta da Walter Cannon nel 1910: il suo significato nella lingua inglese è Sforzo. Lo stress veniva considerato come un adattamento dell’organismo al cambiamento del suo equilibrio interno (detto omeostasi) prodotto da determinati eventi e/o situazioni, definite stressor. Successivamente Hans Selye definì lo stress come l’essenza della vita e ne descrisse tre fasi, una fase di allarme, una di resistenza e infine una di esaurimento. Dai suoi studi emerge chiaramente come uno stress moderato, come il movimento, l’attività fisica, la nutrizione, ecc., siano molto utili in quanto attivano l’organismo. Per cui se ne può dedurre che lo stress in quanto tale non va combattuto, ma va conosciuto e gestito; solo il suo eccesso e il suo perdurare nel tempo sono dannosi per l’individuo.

Cosa sono le emozioni?

Sulle emozioni è stato detto e scritto molto e forse si è creata della confusione. Mi sembra quindi utile provare a tentare una loro definizione appoggiandomi a quegli autori in cui ho trovato delle consonanze e delle affinità con le mie esperienze. “Un’emozione propriamente detta, come la definisce Antonio Damasio, è un insieme di risposte chimiche e neurali che costituiscono una configurazione caratteristica… le emozioni sono dirette verso l’esterno e suscitano negli esseri umani dei sentimenti, che sono diretti verso l’interno e privati” (da “Alla ricerca di Spinoza”) ”…La trama della nostra mente e del nostro comportamento è tessuta attorno a cicli continui di emozioni seguite da sentimenti di cui veniamo a conoscenza e che a loro volta generano nuove emozioni, in una polifonia continua che sottolinea e accompagna pensieri specifici nella mente e azioni specifiche nel comportamento…” ( A. Damasio da “Emozioni e coscienza”).

Il più delle volte non siamo coscienti ne di quando si sviluppa una certa emozione, né da dove viene. A questo proposito è interessante il percorso che propone Damasio che si sviluppa in “tre stadi continui di elaborazione verso la coscienza: uno stato di emozione, che può essere innescato e realizzato non consciamente, uno stato del sentire, che può essere rappresentato non consciamente, e uno stato del sentire reso conscio, cioè noto all’organismo soggetto all’emozione e al sentimento.” ( da “Emozione e coscienza”).

Umberto Galiberti nel suo libro “Il corpo” ci dice che “…L’emozione che irrompe improvvisa è lì a dimostrare che l’armonia con il mondo non è mai così salda e definitiva, che l’imprevisto, l’inatteso e l’inquietante sono sempre in agguato… – e ancora che – …L’emozione è dunque un certo modo di apprendere il mondo, di comportarsi di fronte a certe cose; non è un disordine fisiologico, ma una condotta organizzata che consente di sfuggire a ciò che non si può sostenere. Le lacrime e la commozione che invadono chi si trova, portato dal discorso, a ricordare la perdita di un’amicizia profonda e mai più sostituita, non sono per nulla un disordine espressivo, ma una condotta adeguata a un’esistenza che ancora non può o non vuole ammettere l’irrimediabilità della perdita, il vuoto che si è creato nella propria vita. Non potendo sostenere questo vuoto, l’esistenza non si sostiene, e perciò si abbandona ad una esistenza compensatoria che ha il potere di evocare attorno a se delle presenze che riducono la sofferenza di un’irrimediabile solitudine. In quella commozione, in quel pianto non c’è un calcolo ragionato, ma la soluzione brusca di un conflitto. Con le lacrime non si può è parlare di ciò intorno a cui si vuole tacere, per non tematizzare quella modalità d’esistenza all’insegna della solitudine troppo dura da sostenere. L’emozione è dunque un mezzo per eludere una difficoltà a cui non si saprebbe reggere, quindi un modo per continuare ad essere, nonostante tutto, nel mondo… nell’emozione il corpo si comporta.”

Da tutto questo emerge chiaramente come le emozioni siano fondamentali per ciascun individuo e per la sua sopravvivenza. Così come esiste un legame a doppio filo tra le emozioni e il corpo che le rappresenta; tanto che si è parlato di Corpo-emozione: “… il corpo-emozione è il risultato di ricordi traumatici non liberati che, non potendo essere accettati in un determinato momento di maturità della persona, rimangono imprigionati nell’intimo, sino a quando non avranno modo di essere capiti, accettati e dominati dalla persona. … il corpo-emozione è collegato sia al fisico che alla mente.” (Richard Pearson da “Massaggio psicoterapeutico”).

Attraverso un lavoro sul corpo con l’uso di tecniche mirate è possibile conoscere e riconoscere le proprie emozioni e imparare a confrontarsi con queste. In tal modo si possono modificare, lentamente, gli effetti dannosi per l’organismo corpo-mente, dovuti a stress emotivi prolungati, anche favorendo dei cambiamenti nella produzione e circolazione di determinati ormoni all’interno dell’organismo. In poche parole ci si può dotare di uno strumentario efficace per dialogare con il proprio mondo emotivo. “Tutte le emozioni usano il corpo come teatro…” (Antonio Damasio).

Nel corso che vi si propone verranno utilizzate diverse tecniche e discipline, di cui le principali sono:

  • Lo Yoga
  • Il Pranayama e cioè l’uso e il controllo del respiro
  • Un approccio alla meditazione
  • Altre pratiche fisiche che favoriscono il rilassamento corporeo e mentale
  • E altro ancora…

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